Spesso ci vuole davvero poco per passare da uno stato di totale rilasamento e relax al suo esatto opposto.Ci sono situazioni in cui anche la persona più buona del mondo dovrebbe perdere la testa. Sono quelle situazioni in cui senti il sangue salirti alla testa, la pelle bruciarti, il cervello annebbiarsi e gli occhi mutarsi in pietre ferme dure, irremovibili.
Se mai dovesse capitarvi di imbattervi in una persona che presenta questa sintomaticità, bè, consigio personale, statele alla larga.
Era la prima volta che mi trovavo a fare i conti con un così feroce senso di rabbia.
Il mio sguardo era focalizzato sul quotidiano, i miei pensieri totalmente assorbiti dalla lettura, quando ad un certo punto sento qualcuno intorno a me questionare. Alzo lo sguardo con aria totalmente disinteressata.
Ero in corriera, era salito il controllore e polemizzava con un ragazzo extacomunitario.
Penso, mi faccio i fatti miei, e torno ad abbassare lo sguardo.
Ma non posso fare a meno di sentire queste parole:" Come al solito voi non capite un cazzo! Io non ho tempo da perdere dietro voi delinquenti". Ed il ragazzo in tutta risposta :" io chiedo scusa, signore dato me biglietto sbagliato. io non capiva. io paga no è problema!". E ancora il diverbio proseguiva: "A me non interessa. Qui c'è la caserma dei carabinieri. Magari riesco a rimandarne a casa almeno uno". "per me no è problema. tu può chiamare. perchè fa così." Perchè sono stanco di vedervi sempre in mezzo ai pedi. Solo problemi con voi. Sempre."
Eccetera eccetera eccetera.....
Il mio sguardo da disinteressato lentamente si faceva di fuoco, a mala pena riuscivo a contenere una lava di vomito che mi pulsava dentro con una prepotenza difficilmente descrivibile a parole. Mi guardo intono in cerca di solidarietà, qualcun altro starà facendo i conti col proprio buon senso e si starà rendendo conto della intollerabile ingiustizia che sta avendo luogo. Niente. Tutti indifferenti. Qulcuno si guardava le unghie, qualcuno ascoltava una radio spenta, qualcuno guardava disinteressatamente la propria immagine riflessa nel finestrino. Insomma, ognuno badava ai fatti suoi. Come sempre.
Dopo l'iniziale sorpesa ricordo a me stessa in che razza di posto sto facendo ritorno: la bassa padania, così ben rappresentata dalla sua nebbia. Mentale, e non.
Torno a guardare la scena che stava avendo luogo proprio sotto il mio naso....
Penso che non posso proprio tornare sul mio quotidiano.
Sapevo esttamente quello che dovevo fare. Dovevo dominare la rabbia, alzarmi e semplicemente dire: "Non crede di esagerare? E' questo tipo di atteggiamento che fomenta l'odio e la ghettizzazione. Ma possibile che non riusciate a capirlo che è sbagliato continuare a parlare in termini di voi e loro? Lei in questo momento ha davanti a se un essere umano che ha sbagliato, se lo abbia fatto in buona o cattiva fede non spetta a lei stabilirlo. Si limiti a fare il suo lavoro per favore".
Questo è quello che avrei dovuto fare, ma non ho fatto.
E mentre la scena si concludeva e i due protagonisti di questa storia scendevano dall'autobus e il silenzio lentamente tornava intorno a me, ho provato a chidermi il perchè del mio silenzio. Ho provato a rivivere nella mia testa il momento in cui riuscivo a provare solo una gran confusione, il mio cervello era annebbiato, probabilmente offuscato dalla rabbia che si deve provare quando si asiste ad una ingiustizia. Probabilmente in quel momento ero toppo agitata e sapevo che non sarei stata in grado di gestire la situazione con un tale rancore in corpo, probabilmente mi è semplicemente mancato il coraggio, o probabilmente avrei solo dovuto perdere meno tempo a guardare all'indifferenza altrui.
Quello che so per certo è che ho imparato una lezione da questa storia.
La rabbia da sola non basta mai. Quella rappresenta solo il primo stadio, inevitabile, ma che altrettanto inevitabilmente va superato. Deve seguirle la maturità, devono subentrarle la consapevolezza, la riflessione e l'intelligenza. Perchè è solo in questo modo che si possono vincere piccole e grndi battaglie, non con la violenza, verbale o fisica che sia, nè con l'omertà, che è quella che ultimamente sembra andare per la maggiore.
Certo è anche che mi sono amaramente pentita di essermi lasciata sfuggire una occasione del genere per parlare, per agire, per esprimere.
Ho lasciato che ancora una volta vincesse indisturbata la prepotenza.
Ma quel silenzio lo pago ancora adesso con l'amerezza ed il rancore che mi ha lasciato dentro.
Valeris..dalle ingiustizie di tutti i giorni.

.jpg)


